Ultima modifica: 13 aprile 2017

Visita a San Daniele

Impressioni di un viaggio attraverso i secoli. Le classi II e III E alla scoperta dei tesori della Biblioteca ‘Guarneriana’ di San Daniele 5 Aprile 2017 – Docenti accompagnatori: prof. Licia Cavasin, Roberta Costantini, Giulia D’Orlando

Biblioteca. La parola in sé attira e incuriosisce, soprattutto i lettori più accaniti, ma basta accostarla a “gita scolastica” che il pensiero si incupisce: ci si immagina i soliti libri, una spiegazione infinita e noiosa, quel senso di claustrofobia che mai un appassionato lettore avrebbe pensato di provare immerso in così tanti volumi.

Eppure a San Daniele nessuno ha preso appunti, già “eppure”, perché questa non è una cosa negativa. Gli appunti sono infatti lo strumento dello studente medio per restare concentrato e, finché si tratta di una normale lezione a scuola, magari con numeri e date da ricordare, può essere indispensabile per non rischiare di perdersi qualcosa dalla spiegazione, ma in gita gli appunti sono di solito l’ultimo disperato tentativo di restare concentrati sulla spiegazione e non pensare ad altro. Invece mercoledì nessuno ha sentito questa necessità perché la spiegazione non era tanto un’esposizione scolastica dei fatti più rilevanti, ma era come un racconto, una fiaba e chi aveva bisogno di prendere appunti quando il nonno, piuttosto che la mamma, raccontava una fiaba? Non era forse immediato ricordarsi quanto sentito?

Ascoltare è bastato anche mercoledì ed è stato sufficiente mettere solo un piede nella biblioteca per percepire il mistero che essa aveva in sé. Guarnerio ci ha ispirati con la sua storia, nella quale convivono ambizione e amore per la figlia e per i suoi libri, ma anche per la comunità di San Daniele, cui fece dono dei suoi preziosi volumi. Grazie a questo gesto, mercoledì 6 aprile le classi II^ E III^ E hanno potuto visionare perfino alcuni scomparti nascosti per libri proibiti e apprendere la leggenda del fantasma di Marta Fiascaris, la ‘strega’ di San Daniele, che si dice cammini ancora per il ballatoio della sala di lettura. La sua storia non  fatto che incrementare la suggestione della biblioteca: non deve essere quindi stupire quanto spettacolari apparissero le miniature poste ai margini delle pagine o semplicemente la scrittura perfetta e lineare tanto nel testo vero e proprio quanto negli appunti presi a margine.

Tutto questo, assieme alla coinvolgente spiegazione della guida, ha generato una forte meraviglia ed è proprio la meraviglia, al di là delle nozioni sui libri, la cosa che la biblioteca di San Daniele ci ha lasciato in eredità.

Lucrezia Cani, Sofia Zulini

Pergamena e cuoio: questi sono stati i profumi che ci hanno invaso appena giunti nella biblioteca Guarneriana, fiore all’occhiello della nostra Regione. Guidati dalla voce gentile del direttore Angelo Floramo e scrutati dal bieco sguardo di Giusto Fontanini, il cui quadro accoglie i visitatori, abbiamo mosso esitanti i primi passi tra i meravigliosi scaffali di rovere, opera dei maestri di falegnameria di Valvasone. Questa antichissima biblioteca, infatti, fondata nel 1466 da uno dei più grandi cultori dell’Umanesimo in Friuli, Guarnerio d’Artegna, raccoglie circa 12.000 volumi tra incunaboli e manoscritti, molti dei quali copiati pazientemente da Guarnerio stesso nel corso dei suoi studi.

Dopo qualche secondo per ammirare l’ambiente attorno a noi, la nostra attenzione è stata calamitata dai veri protagonisti della visita, i libri. Il crepitio delle pagine di pergamena (crepitus, che con il proprio suono richiama lo sfrigolare dei tizzoni, quasi a evocare con esso il fuoco del sapere) ci ha accolto tra i testi più antichi, da una copia del Tresor di Brunetto Lantini, il celeberrimo maestro di Dante, alle Orationes di Cicerone, fino agli autori riscoperti proprio durante l’Umanesimo come Terenzio e Plauto, di cui grazie a Guarnerio possediamo una copia delle Commedie. Ancora giovane infatti ricopiò una tra le prime opere in assoluto di questo ritrovato autore dopo uno scambio di volumi tra lui e un amico fidato, che conservò poi gelosamente. Raccolti anche con dovizia e cura, ma infinitamente più pericolosi erano i libri proibiti, veri testi di demonologia occultati negli interstizi degli scaffali, pronti ad assicurare la scomunica e la morte per eresia al loro possessore. Grazie alle spiegazioni già forniteci in classe abbiamo potuto constatare inoltre, con i nostri occhi, le differenze tra le varie tipologie cartacee, come la pregiatissima pergamena di vitello, sottile e chiara nonostante il flagello del tempo, o quella più economica e maltenuta d’agnello, fino alla carta ricavata dalla macerazione dei panni, simbolo eterno del legame imprescindibile tra libro e vita quotidiana. Le miniature sono state fonte di generale meraviglia: la leggerezza e l’abilità dei miniatori (gli illuminatori, perché danno luce al testo) ci hanno lasciato senza parole. L’oro zecchino e il carminio componevano delicate illustrazioni non solo per le lettere capitali ma anche nei disegni a fronte dei testi, contribuendo a far lievitare enormemente il costo già elevatissimo di questi codici.

Come ultimi, ma non ultimi, ci sono stati mostrati i cosiddetti incunaboli, prime copie quattrocentesche stampate con l’innovativo e rivoluzionario metodo di Gutenberg, che lentamente si sarebbero poi evolute nel libro che conosciamo oggi.

Non paghi della nostra visita, dopo una piccola pausa siamo partiti alla volta della chiesa di S. Antonio Abate, considerata un gioiello per i suoi affreschi rinascimentali ad opera di Pellegrino di San Daniele, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Sistina del Friuli”. Le sue pareti mostrano, oltre ad alcune raffigurazioni trecentesche, dapprima uno stile più legato all’arte quattrocentesca nella cupola dell’abside, dove è rappresentato Cristo circondato dagli Apostoli, per poi sfumare nel gusto cinquecentesco sulle pareti dello stesso con le storie di Santi e Martiri.

Per concludere, basta chiederci cosa ci ha lasciato questa visita e questa biblioteca, aperta a tutti e lasciata per volontà dello stesso Guarniero alla comunità, in modo che chiunque, perfino noi, secoli e secoli dopo, potessimo considerarla come nostra. Sicuramente, dovremmo riflettere su quanto la nostra fortuna sia grande nel poterla così liberamente consultare e senza dubbio dovremmo impegnarci a farla rivivere per conservarla intatta e pronta ad accogliere coloro che verranno.

Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto.” (Guglielmo da Baskerville, da Il nome della rosa di U. Eco)

Anna Duca Zanini, classe III E

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