Ultima modifica: 17 Dicembre 2013

Tra gelsi e melograni

Nel corso del 2013 noi, studenti della classe III A del Liceo Classico J. Stellini di Udine, abbiamo partecipato al progetto ”Tra gelsi e melograni”, che ci ha consentito di incontrare ragazzi provenienti da due istituti israeliani del Nord Galilea: la scuola secondaria ”Anne Frank” del Kibbutz ebraico Sasa e l’istituto ”Mar Elias High School” del villaggio arabo di Ibillin. Il progetto, a cui quest’anno ha partecipato solamente il nostro Istituto, è nato otto anni fa da un’idea della prof.ssa Maria Teresa Anania, e prevede essenzialmente due fasi: la prima, che si svolge in Italia, ci ha permesso di ospitare i giovani israeliani all’interno delle nostre famiglie e di far visitare loro alcuni luoghi significativi del nostro territorio, accompagnando il tutto con attività di gruppo e momenti di svago. Si sono così potute creare occasioni e spunti per riflessioni, discussioni e considerazioni sull’incontro di due realtà tanto differenti seppur vicine per molti aspetti. Nella seconda fase invece, accompagnati dal prof. Giulio Corrado, coordinatore dell’iniziativa per il Liceo Stellini, abbiamo avuto modo a nostra volta di conoscere più da vicino il mondo arabo e quello ebraico, visitando città, importanti siti archeologici, Gerusalemme e il Mar Morto, ma soprattutto venendo ospitati dapprima dai ragazzi di Ibillin ed in un secondo momento dai ragazzi di Kibbutz Sasa, per un totale di dieci giorni di immersione in realtà per noi completamente nuove e inconsuete. 

Nel Marzo 2013 dunque i ragazzi israeliani, accompagnati da quattro dei loro insegnati, sono giunti in Italia per essere condotti inizialmente presso Castellerio, in una struttura convittuale della Caritas, organizzazione che ha reso possibile il progetto con il suo fondamentale contributo. Qui hanno trascorso tre giorni ricchi di attività per conoscersi meglio e, soprattutto, interagire per la prima volta tra loro. Solamente in un secondo tempo noi, ragazzi italiani, abbiamo avuto modo di incontrarli, accoglierli nelle nostre case e renderli partecipi della nostra routine quotidiana anche in ambito scolastico. Grazie alla disponibilità di diversi docenti del nostro Istituto abbiamo potuto presentare ai ragazzi la nostra tipologia di lezione scolastica: il professor Marini ha sottoposto l’intero gruppo ad una lezione di matematica in Inglese, ad esempio, facendo in modo che tutti, italiani compresi, ci destreggiassimo in giochi di logica; la prof.ssa Maieron, docente di Greco e Latino, ha reso partecipi i ragazzi Israeliani di una lezione di greco basata sull’analisi di alcuni testi di Saffo; il professor Romanelli, inoltre, ha tenuto una lezione su alcuni passi della “Divina Commedia” di Dante, dove gli studenti arabi ed ebrei hanno potuto riconoscere elementi delle loro culture. Queste infatti, pur risultando in apparenza tanto lontane e diversificate tra loro, si sono dimostrate affini sotto molti punti di vista sia l’una con l’altra che in relazione al nostro modello di civiltà, che oggi si presenta tale proprio grazie al contributo apportato anche da questi popoli. Come ha infatti evidenziato il prof. Corrado, lo studio del Greco e del Latino, cui si dedica oggi solamente il nostro modello di Liceo, non sarebbe affatto possibile se i traduttori arabi del passato non avessero tradotto molti dei testi che oggi studiamo nella loro lingua, dando poi modo ai letterati ebrei di trasporli anche negli idiomi delle civiltà presso cui si erano insediati.

Accanto ai momenti di impostazione prettamente didattica ce ne sono stati molti altri dedicati ad attività sia ludiche che educative: ci siamo infatti cimentati tutti in una caccia al tesoro organizzata dalla nostra classe nel centro storico di Udine, durante la quale i nostri ospiti, disposti in squadre miste, hanno dovuto collaborare tra loro per completare tutte le tappe ed aggiudicarsi la vittoria. A completare l’esperienza hanno poi avuto luogo la visita a Trieste, apprezzatissima dai ragazzi Israeliani,  a Venezia, emblema della bellezza delle città italiane, e alla mostra di G. Tiepolo qui a Udine.

Durante lo svolgersi di queste attività pertanto tutti noi, Arabi, Ebrei e Italiani, abbiamo avuto modo di renderci conto di quanto culture e tradizioni che appaiono così distanti e dissimili, (purtroppo anche per ignoranza, esasperazione e volontario travisamento di esse talvolta messo in atto dai più), abbiano in realtà radici molto simili e caratteristiche analoghe; allo stesso modo, d’altra parte, nel riscontrare le effettive ed evidenti differenze abbiamo avuto l’opportunità di coglierne le motivazioni e quindi comprenderle, accettarle ed anche apprezzarle.

La seconda fase del progetto ha avuto sede proprio in Israele, dove la maggior parte dei ragazzi della classe IIIA  del liceo Stellini si è recata nei primi giorni dell’Ottobre 2013, avendo  così l’occasione di trascorrere alcune giornate assieme ai ragazzi israeliani, dapprima quelli arabi e in secondo luogo quelli ebrei, nella loro terra natale. Noi italiani, partecipando al progetto, abbiamo dunque avuto modo di entrare in contatto più diretto con queste due realtà, le controversie che ne derivano, le usanze e le abitudini relative alla vita di ogni giorno, comprese cose che, pur apparendo semplici o banali, sono state invece tali da fornire, con più forza di altre, impressioni sull’effettiva situazione di vita nello stato di Israele.

Una volta scesi dall’aereo dunque la nostra prima meta è stata Ibillin, la cittadina sede della scuola araba fautrice del progetto: qui sono avvenuti l’atteso incontro con i ragazzi arabi e la seguente sistemazione nelle loro abitazioni.

I giorni successivi, oltre ad essere per noi fonte di comprensione degli aspetti più genuini della vita nei villaggi arabi, sono stati dedicati alla visita di località di tradizionale importanza storica, turistica e religiosa site nelle vicinanze di Ibillin: guidati dai ragazzi stessi, ci siamo infatti recati alla chiesa di Tabga, Cafarnao, al lago di Tiberiade, e alla Sinagoga Bianca, e in importanti cittadine marittime quali Acri ed Haifa. Ciò che tuttavia si è rivelato essere più significativo per noi è stato l’insieme dei momenti trascorsi con tale compagnia, in particolare quelli in cui abbiamo avuto l’opportunità di entrare in contatto ancor più diretto con la cultura araba: tali sono stati infatti momenti come la preparazione di una colazione tipica, la visita dell’istituto scolastico e una breve partecipazione alle lezioni, oppure, a conclusione del nostro soggiorno nella cittadina, il coinvolgimento negli entusiasmanti e vorticosi festeggiamenti in  onore di un matrimonio in stile arabo.

In conclusione perciò non sono state tanto le attività svolte a rendere questa un’esperienza speciale, quanto più invece ciò che esse ci hanno permesso di provare, sperimentare, conoscere e vivere. Emozioni, piccoli dettagli, comportamenti, espressioni, semplici parole e gesti: questo ciò che ci è rimasto e rimarrà di un simile viaggio.

Grazie all’organizzazione degli studenti israeliani stessi, abbiamo anche goduto della possibilità di incontrare assieme i due gruppi di ragazzi nell’ambito dell’attività di rafting sul fiume Giordano, risultata decisamente piacevole e positiva, ma ritenuta da noi limitata, sia per motivi di tempo che per la sua stessa natura, rispetto agli obiettivi fondanti del progetto; purtroppo infatti non ha permesso di vivere un momento di reale collettività, unione e magari anche dialogo, soprattutto per quanto riguarda i due gruppi di ragazzi israeliani, normalmente abituati a vite separate.

Dunque in seguito ai sentiti saluti rivolti ai nostri compagni arabi ci siamo diretti in corriera a Sasa assieme ai ragazzi ebrei. I tre giorni trascorsi nel kibbutz ci hanno offerto un chiaro spaccato della vita dei nostri ospiti e, più in generale, degli abitanti di tali cittadine; visitando i villaggi siamo rimasti molto colpiti dal loro stile di vita comunitaria: le aziende in cui molti degli adulti residenti nel kibbutz lavorano, la mensa, le auto e le sale ricreative, l’organizzazione gestionale e dei servizi, tutto a carattere collettivo . Nessuno qui risulta estraneo o isolato, tutti si conoscono, tutti collaborano, al punto da non preoccuparsi nemmeno di chiudere a chiave le porte delle case. Abbiamo fatto solo alcune uscite come gruppo unico, tra cui una visita al primo museo dell’Olocausto mai allestito e alla sezione dello stesso dedicata ai bambini, che ci ha colpito tutti molto profondamente. Dopo una festa finale tenutasi l’ultima sera in compagnia dei ragazzi, siamo partiti, la mattina del 10 Ottobre, diretti verso Gerusalemme. Prima di raggiungere la Città Santa abbiamo visitato i siti archeologici di Bet-Sheham e Qumran, fermandoci a pranzo a Gerico (nella West Bank, quindi sotto controllo palestinese) per poi trascorrere il pomeriggio al Mar Morto, dove abbiamo fatto il bagno nell’acqua, talmente salata da farci galleggiare senza affondare!

Finalmente entrati a Gerusalemme, all’imbrunire abbiamo visitato la città vecchia, entrando dalla porta di Damasco e arrivando fino al muro del pianto per godere di una vista davvero suggestiva e affascinante. Proprio a Gerusalemme abbiamo trascorso gli ultimi giorni del nostro viaggio, visitando la città accompagnati da una guida locale, che ci ha condotti nella parte ebraica della città (dove abbiamo visto le mura più antiche e i resti romani) e nel famosissimo museo dell’Olocausto. Abbiamo dunque visitato sia la città vecchia (la parte cristiana e il Santo Sepolcro, il sukh arabo, il quartiere ebraico e, viste dall’alto, la spianata delle moschee e il quartiere armeno) sia la Gerusalemme nuova con i palazzi del governo. In questo modo siamo stati piacevolmente  travolti  dai colori e i profumi del quartiere arabo, dalla pietra chiara di quello ebraico e quello cristiano, e dalle cupole luccicanti del rione armeno. Tante religioni e culture che convivono insieme: si sente cantare il muezzin in contemporanea alle cerimonie greco-ortodosse nel Santo Sepolcro, si osservano individui in preghiera mentre altri lavorano nei mercati e conducono le loro attività, si cammina tra negozi di oggettistica orientale e altri di impronta più occidentale. Questa terra e questa città, i colori, profumi, suoni, sapori e la sacralità che vi si respira, rimarranno per sempre impressi in noi. Ma soprattutto ci rimarranno nel cuore i ragazzi, con i quali continuiamo e continueremo a tenerci in contatto, e le loro famiglie, che ci hanno permesso di vivere un’esperienza così indimenticabile, di conoscere due culture alla stesso tempo differenti e similari; e tutto questo sicuramente non solo dal punto di vita scolastico, bensì in un’ottica più grande fatta di emozioni, conoscenza, comprensione, stupore e, in generale, vita. (Classe III A)

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