Ultima modifica: 10 ottobre 2018
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Ex alunni si laureano! Marc Vezzi su “Pasolini legge Dante”

Marc Vezzi, diplomato al Liceo J. Stellini di Udine nel 2015, laureato nel corso di Laurea triennale in Lettere (a indirizzo storico) il 20 settembre 2018 con una tesi dal titolo:

 

“PASOLINI LEGGE DANTE”: LA CRISI DEGLI ANNI SESSANTA E LA CATABASI DANTESCA NELL’“INFERNO” DELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA, DA LA MORTACCIA A LA DIVINA MIMESIS.

 

L’influenza di Dante nei poeti del Novecento italiani, europei e del mondo è sicuramente pervasiva. Come afferma però Barberi Squarotti, Pasolini risulta «l’unico scrittore del dopoguerra realmente vicino, anche per spirito critico, a Dante» (BARBERI SQUAROTTI GIORGIO, L’ultimo trentennio, in Dante nella letteratura italiana del Novecento, Atti del convegno di Roma – 6-7 maggio 1977, Roma, Bonacci, 1979, p. 263), oltre che l’«unico fra i contemporanei» che affronti «il compito supremo di rifare la Commedia» (BARBERI SQUAROTTI GIORGIO, L’ultimo trentennio, in Dante nella letteratura italiana del Novecento, Atti del convegno di Roma – 6-7 maggio 1977, Roma, Bonacci, 1979, p. 266).

La tesi ripercorre il percorso che ha portato Pasolini al ritratto della società a lui contemporanea, la società degli anni Sessanta, nella prima forma de La Mortaccia (1965) e nella seconda de La Divina Mimesis; una realtà che vede caratterizzata da tratti infernali. Per farlo ecco il richiamo al Sommo Poeta fiorentino.

L’opera viene presentata come il “documento” di una crisi che attanaglia Pasolini: una crisi a più livelli, che lo investe nelle sue convinzioni politiche, ideologiche, intellettuali, poetiche e linguistiche, ma ancor più di uomo in perenne dubbio di fronte all’affermarsi della società neocapitalistica e consumistica, conformista e omologante. La crisi di un uomo quindi di fronte ai cambiamenti della società in cui vive e che lo sembrano soffocare nella sua volontà di vivere e di esprimersi, una crisi di sconcertante attualità.

Un percorso letterario che può aiutare, come afferma Balduino, a «entrare più direttamente nell’officina pasoliniana, e individuarne le componenti essenziali» (CRO STELIO, Intertestualità di “Una vita violenta” di Pier Paolo Pasolini, in La lotta con Proteo: Metamorfosi del testo e testualità della critica – I. Atti del 16º Congresso A.I.S.L.L.I. – University of California, 6-9 ottobre 1997, a cura di Luigi Ballerini, Gay Bardin e Massimo Ciavolella, Torino, Edizioni Cadmo, 2000, p. 741), e utile per comprendere la condizione pasoliniana all’epoca, che più in generale rappresenta lo stato dell’uomo d’oggi in perenne lotta tra caos e cosmo di fronte alla società in cui viviamo.

La tesi verrà prossimamente consegnata al “Centro Studi Pier Paolo Pasolini” di Casarsa della Delizia.

 

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